We are all on the same side, we just sometimes draw the lines differently. Respect is understanding these differences but moving together as community, united by the core goal of freedom and openness.
OpenRespect
Musopen is an online music library of copyright free (public domain) music. We want to give the world access to music without the legal hassles so common today. There is a great deal of music that has expired copyrights, but almost no recordings of this music is in the public domain. We aim to record or obtain recordings that have no copyrights so that our visitors may listen, re-use, or in any way enjoy music. Put simply, our mission is to set music free.
Musopen! è Davvero un signor progetto. Lo dimostra anche l’andamento della campagna di finanziamento che è andata in overflow.
Pare che questo Frets on fire sia un gioco alla Guitar Hero, seppur giocabile direttamente con la tastiera rovesciata e senza costosi accessori. Se non fosse che ho qualche problema ad utilizzarlo sul portatile ci farei un pensierino. Di certo pare un gioco cross platform ed opensource decisamente interessante.
Prima un post al solito geniale e visionario di Leander, poi questa iniziativa “open”. Acqua, appunto.
Is open source just source code? According to Black Duck: “Source code is actually only 15% of what is released by open source developers. There are four times as many binary files as source files in open source releases.” This seems fairly obvious to me. From documentation to scripts and more, open source is much more than source code.
Black Duck Software on Open Source Myths | OStatic
A leggere il susseguirsi di report e analisi che dichiarano quanto l’opensource sia appetibile e stia prendendo piede ci sarebbe da pensare che Linux, Apache, OpenOffice e compari vari abbiano ormai conquistato il mondo. O almeno siano sulla buona strada. Non e’ cosi’. Ho comunque l’impressione che anche nel mondo delle aziende si stia guardando a questa realta’ in modo diverso e piu’ attento.
E’ facile riscontrare, almeno tra quanti lavorano parlando italiano, che non e’ cosi’ evidente quanto sia forte il vincolo nei confronti del vendor. Oppure vedere qualcuno che scrolla le spalle pensando che in fondo e’ una buona scusa. Un tempo era IBM, oggi forse e’ Oracle piuttosto che SAP, ma ci sono quei nomi che sono una garanzia di immunita’ per l’IT Manager medio.
Se io fossi un IT Manager non credo che mi piacerebbe legarmi mani e piedi ad uno o pochi vendor con una relazione piu’ duratura di qualunque altra. Eppure e’ lo scoglio verso cui derivano molte operazioni di consolidamento e razionalizzazione del parco server. E potrebbe essere invece l’occasione per ragionare dell’adozione, magari soft, di sistemi opensource. Investendo nello sviluppo delle competenze delle persone che lavorano sui sistemi. Si puo’ fare ricorrendo a brand di prestigio (IBM, Sun, Novell hanno un portafoglio interessante e sono solo i primi che vengono in mente) ma soprattutto si puo’ fare decidendo di scegliere e non soltanto di subire il meno peggio.
Non è che per il codice rilasciato con modalità open source sia ipso facto riciclabile. Non è neppure semplice, spesso, capire se sia riciclabile ed in quali termini. Accade così che Black Duck acquisti Koders, uno dei migliori motori di ricerca nel campo del codice sorgente. Per una volta un’operazione che mi pare sensata anche se non sono certo uno sviluppatore od utente di questi strumenti.
Nei commenti a open source peer review di In minoranza Danilo scrive:
Gli articoli sono pubblici, e chiunque può referarli. Però l’impact factor dell’articolo coinvolge anche il referee, nel senso che se ha commentato positivamente un articolo che in seguito ha un forte impatto acquista punti, se lo ha stroncato ne perde. Dopo un po’, basterebbe fare la somma algebrica del _punteggio_ dei referee positivi e negativi per avere un’onesta opinione sull’articolo in questione.
Questo mi ha fatto venire in mente la segnalazione di The SixtyOne scritta da Mike Travis.
E’ importante capire cosa sono i bump, la chiave del successo di questo sito: un bump è l’equivalente di un voto di favore verso una canzone. Però non è così semplice, per “bumpare” dovete pagare una moneta virtuale. Se la canzone viene bumpata da anche da altri utenti voi guadagnate monete virtuali che vi permettono di votare.
Semplice no? Potrebbe funzionare anche bene. Immaginiamolo applicato a Wikipedia. Altro che knol!




