Da tempo volevo segnalare (e finalmente lo faccio!) il Manuale di buonsenso in rete scritto da Alessandra Farabegoli. Segui il consiglio di Gaspar: “corri a scaricartelo e ringrazia Alessandra”.
Il dilagare di guide di vario genere che promettono di far trovare cose gratuite in cambio di un modesto pagamento non mi piace. L’eccezione è che questo e-libro dal costo di pochi dollari pare davvero in grado di mantenere la promessa. Vale la pena della segnalazione?
Simplicissimus colpisce ancora. Sir Squonk, al secolo Sergio P., raccoglie edita e pubblica storie che si srotolano per migliaia di kilometri con uno stile sempre piacevole.
Non ho ancora finito di leggere “Greetings from” ma lo trovo già raccomandabilissimo. Qui va a finire che mi tocca di comprarmi un lettore di e-book serio!
Il Big Brother si è trasformato. Mentre il cloud computing ci tiene con la testa tra le nuvole finiamo per dimenticarci dell’esistenza del Grande Fratello dei Bit, il Bit Brother appunto. Un problema è la quantità di tracce che lasciamo a nostra insaputa. Ancora pensiamo che i bit siano come parole sulla sabbia ma c’è qualcuno che quella sabbia la fotografa di continuo e ne tiene appunto traccia. Tutte le volte che uso Google Maps sul cellulare resto meravigliato dalla precisione con cui individua la posizione in assenza di GPS. Difficilmente penso che tutta quella precisione viene registrata nel tempo dall’operatore telefonico.
E’ sintomatico che molte delle analogie che si usano per il web parlino di biblioteche o edicole. Tutte cose che potevano essere vere fino ai tempi delle directory di Yahoo! e DMOZ ma oggi? Oggi è una esplosione di bit in tumulto, un bazaar all’aperto e non certo una cattedrale, tanto meno la fabbrica del duomo.
Come nel mercato levantino ci sono maneggioni e intermediari, gente cui preme mettervi in condizione di comprare merce. I mercanti oggi si chiamano motori di ricerca, e non si interessano minimamente di verità, accuratezza o precisione di quello che spacciano: non lo fanno certo loro.
Internet mi affascina per la capacità che ha di farmi scoprire cose di cui ignoravo alcunché. Google mi affascina perché mi pare una sorta di indice di una biblioteca pensata da Borges, quello del giardino dei sentieri che si biforcano magari.
Secondo gli autori di Blown to bits (disponibile con licenza creative commons!) i motori di ricerca sono dei broker, intermediari. Credo che valga la pena scaricare i PDF dei capitoli e leggere con calma, un testo chiaro, comprensibile e piacevole. Eppure dannatamente inquietante.
Antonio “mr. Simplicissimus” Tombolini lancia un’altra richiesta delle sue: Non Trovi l’Ebook? Scrivi All’Editore!
Dice (giustamente) che se non trovi il titolo che cerchi bisogna chiederlo all’editore. Poi si lancia in una proposta che mi lascia perplesso:
Per rendere la cosa più facile e divulgabile bisognerebbe costruire una piccola applicazione in una pagina web dove chiunque può andare, inserire il titolo del libro e il nome dell’autore, l’indirizzo email dell’editore e dell’autore, e cliccando su “invia” il sistema fa partire automaticamente una mail
Provo a commentare su Ning ma alla richiesta di registrazione (ma non sono registrato su almeno un paio di SocialNing? boh…) passo alla mail (pigrizia!) e senza girarci intorno gli chiedo perche’ non basti “limitarsi” a fornire le istruzioni su cosa scrivere (un testo precotto potrebbe aiutare i piu’ pigri) ed eventualmente gli indirizzi di posta elettronica degli editori. Chi cerca senza successo un ebook online non è propriamente un minus habens (e neppure un piciu, perdonatemi il quasi francesismo!) che deve essere filo-guidato. Quindi basta una bella pagina, con un (bel!) pagerank, poche istruzioni ed eventualmente (ma eventualmente
eventualmente!) una lista ricercabile di editori con rispettivo recapito email “verificato”.
Ci sta pensando seriamente Daniele Minotti, autore del Minottino. Mi pare buona cosa incoraggiarlo!


