Si intitola Un racconto per “paura del buio?” ed è una coproduzione tra Collane di ruggine e paura.anche.no per creare un cofanetto che contenga trenta cartoline illustrate e su cui stampare racconti in argomento.
Xaaraan – Il blog di Antonella Beccaria » Un racconto che racconti la paura del buio
Lunedì 16 febbraio alle ore 21 presso Oilproject si parla di un Percorso teorico-pratico sulle licenze Creative Commons.
A cura di Simone Aliprandi, avvocato e scrittore, è il responsabile del progetto Copyleft-italia.it e si occupa ormai da alcuni anni di diritto del settore ICT e più specificamente di copyright e copyleft. Rilascia tutte le sue opere con licenze di tipo copyleft. Fra le sue pubblicazioni più conosciute: “Teoria e pratica del copyleft”, “Capire il copyright. Percorso guidato nel diritto d’autore” e “Creative Commons: manuale operativo”.
Be Free To Learn!
L’attenzione con cui seguiamo le questioni nordamericane mi stupisce sempre un po’. Certo una Casa Bianca con tanto di blog e la quantità di “user generated content” fanno specie. La cosa che piu’ mi piace è la scelta di una licenza Creative Commons Attribution 3.0 è davvero quella che più mi da’ la cifra del cambiamento, quasi che un Presidente di colore, con un nome arabo e così giovane fossero meno sensazionali.
Il Big Brother si è trasformato. Mentre il cloud computing ci tiene con la testa tra le nuvole finiamo per dimenticarci dell’esistenza del Grande Fratello dei Bit, il Bit Brother appunto. Un problema è la quantità di tracce che lasciamo a nostra insaputa. Ancora pensiamo che i bit siano come parole sulla sabbia ma c’è qualcuno che quella sabbia la fotografa di continuo e ne tiene appunto traccia. Tutte le volte che uso Google Maps sul cellulare resto meravigliato dalla precisione con cui individua la posizione in assenza di GPS. Difficilmente penso che tutta quella precisione viene registrata nel tempo dall’operatore telefonico.
E’ sintomatico che molte delle analogie che si usano per il web parlino di biblioteche o edicole. Tutte cose che potevano essere vere fino ai tempi delle directory di Yahoo! e DMOZ ma oggi? Oggi è una esplosione di bit in tumulto, un bazaar all’aperto e non certo una cattedrale, tanto meno la fabbrica del duomo.
Come nel mercato levantino ci sono maneggioni e intermediari, gente cui preme mettervi in condizione di comprare merce. I mercanti oggi si chiamano motori di ricerca, e non si interessano minimamente di verità, accuratezza o precisione di quello che spacciano: non lo fanno certo loro.
Internet mi affascina per la capacità che ha di farmi scoprire cose di cui ignoravo alcunché. Google mi affascina perché mi pare una sorta di indice di una biblioteca pensata da Borges, quello del giardino dei sentieri che si biforcano magari.
Secondo gli autori di Blown to bits (disponibile con licenza creative commons!) i motori di ricerca sono dei broker, intermediari. Credo che valga la pena scaricare i PDF dei capitoli e leggere con calma, un testo chiaro, comprensibile e piacevole. Eppure dannatamente inquietante.
Da molto tempo per me CC significa Creative Commons e non carabinieri o carbon copy o similari. Cose che capitano. Apprezzo molto lo sforzo che c’e’ dietro questo tipo di licenza e seguo volentieri le esternazioni e pubblicazioni di Lawrence Lessig.
Qualche giorno fa ho messo nella sezione delle pubblicitaria qui a fianco il banner della raccolta fondi in corso. So bene che Lessig riceve fondi da molte parti, e neppure pochi. Nonostante questo credo che lo sforzo profuso sia nella giusta direzione e mi piace dare il mio modestissimo contributo. Di sicuro devo trovare un modo che mi garantisca di non ricevere (snail)mail ogni tre per due che gli americani quando si appiccicano ad un sostenitore mica scherzano!


