WordPress: lo standard de facto. Adesso anche nella windows web gallery.

 

Le soluzioni di storage online sono tanto affascinanti quanto utili. Mi piace avere a disposizione alcune informazioni indipendentemente dal luogo in cui mi trovo, o dal terminale che utilizzo.

Si tratta di tecnologie che sono comunque agli esordi e che prestano il fianco a mille critiche e perplessità. I casi non troppo recenti di Mediamax e altri, o quello di Carbonite stanno lì a dimostrarlo. Nel primo caso i dati si persero tra le nuvole, nel secondo caso c’è un’accusa specifica ad un fornitore che rimbalza i problemi al mittente. Intanto però LaCie si compra Wuala (che mi piace per via della possibilità di avere più spazio disponibile per sé offrendone di più agli altri) e difficilmente farei a meno di Dropbox o certi servizi di Google (aspetto sempre il Google Drive anche se Gladinet mi rende più tranquilla l’attesa).

 

Mica tanto la ribellione delle macchine. Eppero’ pare che un gran numero di router siano stati riuniti in una simpatica botnet. E’ il primo caso, probabilmente, di una botnet composta da simili apparecchietti domestici.

Il bello è che il tutto è reso possibile da una serie di fattori che comprendono necessariamente l’errore umano:

  • un router con processore MIPS in little-endian mode (se non capite andate oltre, non è fondamentale per l’esistenza :-) )
  • un router che abbia le porte telnet, ssh o di amministrazione via web aperte verso internet (non si fa, non si fa, non si fa…)
  • una combinazione di nome utente e password debole o dei demoni raggiungibili dall’esterno vulnerabili

Qui i dettagli ed un paper. Pare che la botnet non sia più operativa ma di certo questa tecnica è destinata ad essere ripresa e riutilizzata. Quindi: non lasciate strumenti di amministrazione accessibili all’esterno, usate una password dignitosa e aggiornate il firmware se e quando possibile.

 

Pare che dietro a quello che è da qualche mese il malware più citato della blogopalla e dell’orbe terraqueo non si celino oscuri desideri di dominare il mondo sovvertendo l’ordine costituito ma semplicemente una cricca di biechi spacciatori di finti antivirus ed amenità consimili. Dico pare, e ci spero un po’.

Quel che è certo è che se il primo aprile il pesce si rivelerà pessimo allora ne vedremo delle belle.

 

La Deep Packet Inspection è una tecnica che consente di analizzare il contenuto di una comunicazione in transito su di una rete IP. Lo scopo è quello di prendere delle decisioni in merito: far passare o meno quel pacchetto con quel determinato contenuto? Se immaginate di aver posizionato un firewall o un IDS davanti ai vostri server lo scopo sarà quello di evitare che contenuti pericolosi li possano raggiungere, perché ci sono anche contenuti che possono fare molto male ai vostri server e voi lo sapete.

Quello che succede invece è che qualche simpaticone ISP abbia deciso che la banda non è abbastanza (ok, lo si diceva anche quando si parlava di contenere le firme dei messaggi sotto un certo numero di caratteri) e che quindi vuole decidere cosa far passare a seconda dei contenuti in transito. Questo non è bello: ad un ISP chiedo di trattare tutto il traffico alla stessa maniera, chiedo che la rete sia neutrale. Cosa succede se un ISP decide di diminuire le performance del traffico che gli genera meno guadagno? Che penalizzerà i servizi VoIP free a scapito di altro, ad esempio.

Se ne parla tanto ma questo paper di freepress vale una lettura.

 

Fai delle fotografie che pensi si possano vendere? Un elenco di 8 siti adatti allo scopo fatto da quelli di makeuseof.

 

Last.fm chiude il servizio gratuito per tutti quanti non siano in poche nazioni elette. Il servizio sarà disponibile solo a pagamento. Comprensibile. Le porte lasciate socchiuse verso il mondo esterno saranno chiuse.

Io credo che 36 euro al mese per un servizio per ascoltare la radio possano anche essere giustificabili ma non accetto che dopo aver inserito preferenze, bannato canzoni e autori e via discorrendo loro saltino fuori dicendo “da oggi si cambia”. La considero una rottura unilaterale di un patto fatto nei confronti di una comunità.

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