Portable apps, appunto. Non sono l’unica soluzione disponibile pero’ e’ da tempo che ne faccio uso e mi ci trovo bene. Hanno un solo limite: sono per sistemi Windows. A me piacerebbe, un giorno, avere una versione di portable anche di Firefox o Thunderbird per Linux, sulla stessa chiavetta, con il medesimo profilo. L’ideale sarebbe poter mantenere i binari per entrambe le piattaforme simultaneamente.

Il bello e’ che si tratta di un sistema aperto (anche nel senso di open source) e quindi gli sviluppatori magari ci faranno qualche bel regalo.

 
 

La capitalizzazione in borsa di Apple oggi e’ maggiore di quella di Google. La Mela-G?
I numeri: 154,4 Billion$ contro 152,99 Billion$.

 

Le persone competenti probabilmente pensano che come sistema di CMS (Content Management System) WordPress possa non essere il massimo. D’altronde se esistano Wiki, Joomla, Drupal e tanti altri ci sara’ qualche motivo. Vero, e di motivi ce ne possono essere molti.

Io non sono un webmaster ma sono in vena di consigli non richiesti e di piccole riflessioni piu’ o meno sconclusionate per via del periodo quasi feriale. E allora torniamo a WordPress. Intanto e’ relativamente semplice da installare e manutenere. Il che e’ sempre un signor vantaggio. Una volta selezionato il tema la pubblicazione di contenuti statici (le pagine!) e dinamici (i post!) e’ facile ed e’ facile anche gestire diversi amministratori, editori e collaboratori con diversi ruoli. Non male. Se proprio ci tenete ad averlo in italiano esiste una comunita’ vivace che rilascia tempestivamente gli aggiornamenti “in lingua”. Trovare “referenze” non e’ difficile.

Immaginando di essere un professionista o una piccola azienda che vuole mettere in piedi un proprio sistema di gestione dei contenuti perche’ non puo’ andare avanti con un sito “statico” ma non puo’ permettersi un grosso investimento penso che WordPress possa essere una buona scelta, a patto di pianificarlo dignitosamente. Da utente di wordpress penso che valga la pena porsi qualche domanda del tipo:

  • le funzionalita’ di base di wordpress mi sono sufficienti? l’eventuale necessita’ di plugin non e’ un male ma e’ meglio non esagerare e soprattutto limitarsi a quelli che ci danno qualche speranza di manutenzione nel tempo (akismet e gravatar vanno benissimo, per esempio)
  • Come organizzo la parte meno dinamica (le pagine)? Gerarchie?
  • La pagina principale deve essere statica o dinamica (come in un blog)?
  • I permalink sono una cosa importante, se non li conosci studiali che dopo e’ tardi
  • Tag e categorie, sono utili… ma magari non dovrebbero diventare una giungla come succede in blog tipo questo

Ci sono mille altre cose che si potrebbero approfondire o discutere ma immagino che partendo da queste si possa gia’ iniziare a pensare ad un lavoro fatto bene ed a capire, soprattutto, se vale la pena parlare con qualche esperto di quello che vogliamo/pensiamo fare e magari capire se quello che abbiamo davanti e’ abbastanza esperto. Io, ad esempio, non mi affiderei mai a qualcuno che non mi offrisse una buona visibilita’ sulla manutenzione futura.

 

A leggere il susseguirsi di report e analisi che dichiarano quanto l’opensource sia appetibile e stia prendendo piede ci sarebbe da pensare che Linux, Apache, OpenOffice e compari vari abbiano ormai conquistato il mondo. O almeno siano sulla buona strada. Non e’ cosi’. Ho comunque l’impressione che anche nel mondo delle aziende si stia guardando a questa realta’ in modo diverso e piu’ attento.

E’ facile riscontrare, almeno tra quanti lavorano parlando italiano, che non e’ cosi’ evidente quanto sia forte il vincolo nei confronti del vendor. Oppure vedere qualcuno che scrolla le spalle pensando che in fondo e’ una buona scusa. Un tempo era IBM, oggi forse e’ Oracle piuttosto che SAP, ma ci sono quei nomi che sono una garanzia di immunita’ per l’IT Manager medio.

Se io fossi un IT Manager non credo che mi piacerebbe legarmi mani e piedi ad uno o pochi vendor con una relazione piu’ duratura di qualunque altra. Eppure e’ lo scoglio verso cui derivano molte operazioni di consolidamento e razionalizzazione del parco server. E potrebbe essere invece l’occasione per ragionare dell’adozione, magari soft, di sistemi opensource. Investendo nello sviluppo delle competenze delle persone che lavorano sui sistemi. Si puo’ fare ricorrendo a brand di prestigio (IBM, Sun, Novell hanno un portafoglio interessante e sono solo i primi che vengono in mente) ma soprattutto si puo’ fare decidendo di scegliere e non soltanto di subire il meno peggio.

 
 

Link segnalati:

 

Si parlava di numeri piu’ o meno casuali relativi alla valutazione economica di un sito/blog. Visto che la cosa e’ piaciuta ne ho recuperati un paio d’altri simpatici: secondo SmartPageRank questo blog vale 490$, mentre secondo dnScoop il valore è di oltre 17000$.

Al di la’ del semplice gioco alla domanda “quando vale un sito” non credo sia banale rispondere se non “quanto qualcun altro e’ disposto a pagarlo”!

 
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