Archive for February 2008

Negli ultimi giorni mi è capitato di parlare più di una volta di controllo della reputazione on line. In realtà mi sono reso conto che nonostante io sia un utente di Naymz, che mette in bella evidenza il discorso reputazione, il mio approccio era piu’ neutro e che il termine reputazione mi dava qualche fastidio: io cerco di capire se e quando si parla di qualcosa / qualcuno.

Ecco come faccio, visto che la cosa mi pare semplice, alla portata di chiunque abbia qualche attimo di tempo ed a quanto pare puo’ essere utile.

Naymz è gratis, per l’uso base. Io al momento lo uso in questa versione. Comodo in stile linkedin, soprattutto per il fatto che puo’ pubblicare degli annunci su Google con il proprio nome e cognome e che puntano al profilo pubblicato. Tutte le volte che il profilo viene visitato avvisa. Comodo, soprattutto se ci perdete qualche po’ di tempo all’inizio per avere un po’ di referenze e raggiungere un punteggio elevato. Il punteggio è dinamico, perché basato sulla media degli iscritti ma sono da un po’ al livello massimo non avendo fatto granché di particolare.

Google Alert.  Nulla di meglio per capire quello che succede nei meandri degli indici di Google e che abbia attinenza con il tema. Io ho impostato un alert per il mio nome ed uno per il nick prediletto (quasi.dot) oltre che per la URL base di questo blog! Una volta al giorno ricevo le novità (se ci sono). Comodo.  Non uso più Technorati (preferisco Google Blog Search, se proprio devo) ed ho segnato MonitorThis come servizio da provare ma non l’ho mai sperimentato (l’idea di cercare tra 20+ motori e offrire un feed con i risultati sembra buona).

Non è molto ma è un buon punto di partenza. Non vi pare? Io in realtà pensavo fossero servizi stra-noti e abusati ma in questi giorni ho scoperto che non pare proprio…

Che non si dica wiki! I mega professionisti incaricati delle relazioni con il pubblico presso la Grande G riescono nell’incredibile impresa di parlare del rilascio dei servizi di Jotspot all’interno della suite di Google Docs senza mai pronunciare la terribile parola. Mah!

Google Sites

Mi piace. Facile, immediato, pratico. Un primo test qui, reimportando il glorioso e mai decollato GProject. Rispetto ad altri lanci mi pare funzioni meglio, anche se qualche sbavatura c’e'…

G Sites Error

E contestualmente ha smesso di funzionare web.afhome.org, che è a sua volta l’ennesimo alias di ghs.google.com ed aveva inutilmente ma egregiamente prestato i suoi grigi servigi. Certo che l’errore e’ davvero brutto a vedersi:

404 Server not found

Server not found?! mannaggia…

IP Colour Map

PTWG ne ha fatta un’altra. Quest’idea di colorare la mappa un indirizzo alla volta è deliziosamente inutile. Visitare!

Anzi due: la nuova home page di news.bbc.co.uk e’ deliziosa (soprattutto per chi, come me, abusa di Netvibes, Pageflakes e simili) e Scienza in Cucina (segnalato da Antonio) vale il tempo richiesto anche per la seconda e terza lettura.

Poi cerchero’ di capire per quale motivo gli ISP debbano trasformarsi nei poliziotti della rete. A che titolo? E perche’ poi?…

M$ e’ riuscita a prendere una multa da capogiro ( 899 milioni di euro… ) nel giorno in cui l’euro macina record a ripetizione contro il dollaro. Cosi’ adesso siamo quasi a 1400 milioni di dollari… 30.000 pagine non sono abbastanza, soprattutto non sono una risposta al problema posto.

Dopo aver letto un po’ di discorsi sulla freeconomics, principalmente quelli appena citati, mi son rimasti un paio di dubbi:

1) non e’ che tutto il discorso suona bene solo applicato agli mp3?

2) ma non e’ quello che fa da un bel po’ RedHat? Software gratis e servizi a pagamento; non tutte le dot com sono sparite…

L’equivoco di fondo e’ sulle etichette utilizzate: qualcosa e’ bene qualcosa d’altro e’ male. Perche’? L’equazione monopolio = male e’ facile. E’ altrettanto facile dire che il diritto d’autore e’ un monopolio e quindi il diritto d’autore e’ male. Puo’ anche darsi che il diritto d’autore sia datato e destinato a sparire, e’ comunque innegabile che abbia delle sue ragioni d’essere. Il discorso non puo’ essere legato al monopolio. Alle categorie bene / male usate a sproposito, retoricamente. Non e’ che offrire qualcosa gratis (prodotto o servizio) implichi una rinuncia a guadagnare altrove.

Con la musica e’ semplice da capire: regalo i brani musicali e faccio pagare l’ingresso ai concerti. Con la GMail e’ simile: servizio gratuito ma infarcito di pubblicità. E c’e’ un compromesso. C’e’ poi anche l’ipotesi che si regali qualcosa per vendere qualcosa d’altro.  Poi ci sono i modelli in stile Flickr: qualcosa e’ free ma se vuoi di piu’ paghi.

L’esempio dei voli quasi-free con monetizzazione sparsa di qualunque altra cosa (dalla bevanda al posto a sedere) non mi convince affatto. Io cerco tariffe tutto-incluso ragionevolmente convenienti. Voglio la flat per l’ADSL, per il telefono… Magari potrei spendere meno a consuntivo ma … mi costa troppo starci attento! Arriveranno anche per il traffico dati su cellulari e assimilati. Esempio magari poco attinenti alle linee aeree ma si parla pur sempre di etere…

Ecco, un po’ di pensieri sparsi ma il tema e’ vecchio ed attuale al tempo stesso e val la pena pensarci un po’ di tanto in tanto…

Da leggere: The Laws of Full Disclosure e la critica alla Freeconomics di Chris Anderson.

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