Capita che uno si senta particolarmente in vena e si lanci in post articolati ed un filo confusi sui massimi sistemi. Capita che Roberto Galoppini passi da queste parti e lasci un commento illuminante segnalando IT|Redux, il blog di Ismael Galimi. Fammi sapere se l’hai trovato interessante, dice. Altroche’! Adesso metto al lavoro scrapbook e se non scrivo per qualche giorno non e’ che sono off-line (cosa peraltro probabilissima) e’ che ho da studiare, a partire da questa lista

Memo to self: la prossima volta che vuoi lanciarti in considerazioni da aruspice magari dai un’occhiata in giro :-)

 

Dopo aver deciso di provare Sponsored Reviews per capire quanto ci fosse di plausibile nella paura di un possibile inquinamento della blogosfera, o magari di interessante in un marketplace trasparente dedicato ai blogger. In precedenza avevo provato ReviewMe, che mi aveva regolarmente pagato per la recensione ma non era piu’ stata capace di fornirmi altre occasioni di applicarmi nell’esercizio.

Bene, dopo aver sperimentato un paio di dinieghi (anche per la recensione ad un prezzo piuttosto economico del loro servizio) ho trovato un acquirente per i miei servizi. Ho scritto la recensione e sono stato regolarmente pagato. Ho controllato se ci fossero ulteriori chance ma non sono riuscito a propormi per nulla. Voi cosa pensereste di recensire siti che promettono mirabili guadagni senza fare nulla? Oppure minuscoli gift shop piuttosto che inserzionisti minacciosi Please do not bid unless you have something positive to say.

Che questo settore possa essere affollato di aziende discutibili (penso soprattutto a quello che è successo quando PayPerPost ha prima annunciato l’acquisizione di Performancing cambiando poi inopinatamente idea) è da mettere in conto, è altrettanto vero che il desiderio di trovare un marketplace che permetta di scoprire qualche nuovo prodotto e magari guadagnare qualche dollaro per una recensione non credo sia solo mio.

Non temo l’inquinamento dei motori di ricerca: gli strumenti per neutralizzare le campagne di linking sponsorizzate ci sono. Non temo l’inquinamento dei contenuti: fino a quando sono libero di scrivere “male” di un prodotto e posso o devo dichiarare la sponsorizzazione il lettore non è fuorviato.

Lo stato delle cose pero’ non e’ incoraggiante per un blogger di lingua italiana: PayPerPost non mi piace per le ragioni di cui ho fatto cenno sopra, CreamAid oscilla tra la specie del social network ma impone l’uso di oggetti flash (qui non se ne parla – almeno per ora!), di Review Me ho gia’ detto come di Sponsored Reviews, di Blogitive non so molto ma sto cercando di saperne di piu’, di Trigami aspetto una versione intelleggibile anche a me che non parlo tetesco…

20070328 Update: Blogitive ha risposto cortesemente ad una mia richiesta dicendomi che ad oggi non accettano blog in lingua non-inglese. Gli sfizzero-teteschi invece non mi degnano di un cenno di riscontro…

20070330 Update: anche Trigami ha risposto spiegando che sono interessati alla parte parlante tedesco dell’Europa, almeno per ora…

 

Vodafone ti ha attivato servizi non richiesti? Disattivarli e’ semplice e te lo spiega Federiko:

L’alternativa è quella di chiamare questo numero 42070 e digitare in sequenza i tasti 8-1-1 (per disattivare il primo servizio) e, alla seconda telefonata, i tasti 8-2-1.

 

Cala raccoglie in un bel post dei suoi un elenco di trucchi, script e utility per GMail.

 

Qualche giorno fa ho approfittato dell’infinita cortesia di un amico per chiaccherare a ruota libera della tendenza delle applicazioni web ad offrire servizio anche off-line. Con l’occasione ho riordinato un paio di appunti e ho pensato che potesse uscirne un post interessante, almeno per me.

Si tratta di una tendenza affatto nuova: Salesforce dispone da anni di un modulo per lavorare off-line, la miglior suite (al momento) di virtual office (quella di zoho) dispone da tempo di un plugin che permette di lavorare sui propri dati utilizzando gli strumenti classici della suite più diffusa nell’ambiente Microsoft. La cosa non mi convince: vorrei cancellare quel software dal mio disco, ma è comunque un primo passo. Eppure sono convinto che il bello debba ancora venire. Le danze sono già aperte, ma non è detto che vincano i primi ad essersi lanciati in questi vertiginosi esercizi.

Penso alla suite di office targata G, che oggi mi sa tanto di VisiCalc: se cerco di importare un documento piu’ grande di mezzo mega si ribella, se supero le 50000 celle si arrabbia, spesso diventa lento, eppure… eppure mi permette di invitare altri a lavorare sui dati, di condividerli velocemente, di averli sempre a disposizione e online. I signori G sanno benissimo che la tendenza e’ sempre piu’ verso l’online (e penso siano stati i primi a scommetterci seriamente) , cosi’ come sono coscienti del fatto che non si puo’ essere sempre online. Ecco quindi che stanno facendo in modo che le loro applicazioni possano funzionare anche in assenza di rete. Lo stanno facendo con molta calma, ma e’ comprensibile: ci vogliono anche browser che siano in grado di supportare correttamente queste applicazioni ed oggi… mancano. Sono pero’ quasi pronti: Gran Paradiso, alias Firefox 3, permette proprio questo. Non e’ un caso, credo, che alcuni sviluppatori (fondamentali) di Firefox lavorino proprio per Google.

Un esempio? E’ possibile (in modo abbastanza semplice) utilizzare Gran Paradiso per lavorare con Zimbra off-line, qui un approfondimento per i piu’ tecnici. Zimbra non e’ propriamente un’applicazione banale, oltretutto.

Insomma: piu’ che un browser questo software sara’ una sorta di information broker. Non ho ancora avuto modo di provarlo a fondo ma di una cosa mi sono accorto: supera il test ACID2 con pieno successo, e per poco che voglia dire mi fa molto piacere: finalmente un rispetto totale delle specifiche.

Non è detto pero’ che si debba necessariamente attendere che Google, Zoho o altri arrivino ad un livello di usabilita’ accettabile. Possiamo usare, ad esempio, un proxy che sappia riconoscere quello che deve tenere in locale per permetterci di lavorare anche in assenza di connettivita’. E’ la strada di Dojo. Sembra funzionare piuttosto bene ed è molto promettente: con 200k di eseguibile si puo’ gia’ lavorare off-line con GMail e Blogger, e non solo… tenete presente che con Google Desktop si ottiene gia’ una parte del risultato: se siete spesso on line potrete cercare la vostra gmail anche quando offline…

In conclusione: io mi aspetto molto da Google Docs. Sono convinto di aver oltrepassato da tempo il punto di rottura nei confronti delle varie suite da ufficio: fanno troppo. Mi basta quindi qualcosa di piu’ semplice e facile. Google Docs promette questo. Se sapra’ salvaguardare un buon livello di compatibilità con i due Office avra’ la strada spianata: una volta ricevuto un allegato in GMail chi non farebbe click per aprirlo proprio con Docs piuttosto che salvarlo in locale e poi lanciare una qualche elefantiaca applicazione? Oggi uso volentieri OpenOffice.org piuttosto che il concorrente commerciale piu’ noto ma penso che proprio per questa sua caratteristica di fare (quasi) tutto quello che fanno gli altri non sara’ lui a vincere nel mondo online.

C’e’ poi tutto un mondo di altre cose da tenere d’occhio: penso ai servizi di storage online che si integrano con la suite di applicazioni (manca ancora GDrive, sara’ per il 1° aprile?), penso a web2OS che è una bellissima cosa ma ancora troppo lontana dall’essere utilizzabile,
penso che non so ancora molto di Apollo (ma diffido di Adobe quanto e piu’ di M$) ed anche agli ultimi balzati all’onore della cronaca Slingshot, Dekoh, etc. Non so se vincera’ chi pensa a fare delle applicazioni apposta per lavorare bene online e offline o chi propone strumenti per non riscrivere le applicazioni. Fra tutti quello che mi lascia meno intrigato e speranzoso e’ proprio Apollo, tanto in voga in questi giorni: sara’ cross-platform ma Flash e ActionScript non mi paiono gli strumenti adatti per fare breccia con quegli sviluppatori che dovranno consegnarci il web di domani, quello che funziona (anche) senza rete.

 

Questa iniziativa di un’azienda belga contro Google me l’ero persa: la ServersCheck BVBA aveva citato Google per i danni derivanti dalle mancate vendite del loro prodotto, facilmente “crackabile” con ricerche ulteriormente facilitate da Google Suggest. I giudici hanno ritenuto che Google non possa essere responsabile per le attività (eventualmente illecite) di terzi.

[ via Infoworld ]

 

Prima denunciano YouTube. Poi vengono denunciati dalla EFF per questa cosa: la parodia è un caso ben chiaro di fair use dicono loro… subito o sorriso al pensiero della “controdenuncia” poi invece mi è venuto in mente quanto possa essere pericolosa l’arma impiegata (il famigerato DMCA) rispetto ai contenuti “politicamente” scomodi…  da approfondire…

 

E’ un periodo che mi sono rimesso a giocolare con i motori di ricerca diversi da G. FindForward, dal signor Google Blogoscoped, mi è piaciuto davvero tanto. Forse anche solo per la possibilità di inserire commenti alle URL trovate come risposta alla ricerca, forse per l’uso di find invece di search (e non a caso!), comunque vale la pena di una visita e pazienza se è un po’ lento per via delle modalità operative…

 

Io non sono vittima di plagio. Avendo letto un post di Luca “Pandemia” Conti sull’argomento e le motivate e condivisibili lamentele di Boh in proposito pensavo di non aver nulla da aggiungere. Poi ho letto l’apologia dei piccoli numeri di Gaspar Torriero e mi son venute in mente due cose: la prima è che devo comprare almeno 3 copie de La Parte Abitata della Rete – perché non posso non leggerlo – la seconda che il problema del plagio non è nella mancanza di una netiquette dei blogger o di un’etica degli stessi. Allora cosa? E’ un problema legato al fatto che è talmente facile “rubare” il lavoro altrui da rendere la tentazione difficilmente resistibile? Forse per chi fa certi mestieri (il giornalista, lo scrittore, etc.). Non per il blogger casalingo.

Quando Raffaele (che è un signor professionista, oltretutto) si lamenta di chi lo copia sistematicamente lo fa per l’orgoglio, legittimo, relativo alla “tempestività” della citazione.  Per me la tempestività non è fondamentale: se lo seguo è per il fatto che descrive sinteticamente e bene tanti servizi che non avrei il tempo di guardare. E se leggo lui e non altri – almeno in lingua ;-) -  c’è un motivo. Il motivo sono i piccoli numeri, la simpatia che si stabilisce tra lettore e autore e che probabilmente diminuisce quando i numeri crescono, quando la mira di chi scrive è più vaga, persa in numeri più grandi e dimensioni meno amatoriali.

Sarebbe bello se il discorso contro il plagio praticato dai blogger venisse affrontato con la stessa passione che si può mettere nel tenere il blog, ma soprattutto con un po’ piu’ di leggerezza. Mi copi? Io e i miei lettori passeremo a notare certe “coincidenze” ogni giorno.

Nulla di risolutivo vero? Eppure può funzionare. Il discorso è certo molto più complicato di quanto non sembri (credits: Gaspar) ma la reputazione in questo mondo di blog ha ancora un senso, almeno mi pare. Rileggendo ho capito perché finora mi fossi trattenuto dal lanciarmi sull’argomento, ma visto che ho la pretesa di usare questo blog per i fattacci miei il post lo lascio e usero’ gli sbertucciamenti pubblici e privati come verifica dei numeri di blogbabel!

 

Bum! Il creatore di Bittorrent spara su Joost riciclando il cliché dell’old media e su iTunes che avrebbe un decimo dei contenuti. A me bittorrent piace moltissimo. Mi tengo i miei dubbi sulla competizione perché ancora troppo all’inizio per capire se e cosa risulterà vincente. Però c’è una questione non banale: se YouTube ha avuto il successo che tutti conosciamo pur in presenza di competitor in grado di offrire un servizio analogo cosa ha determinato il suo successo? Ci sarà già qualcuno che studia la questione, immagino!

Io  penso che la scelta di Joost al momento appaia come quella più equilibrata e più tranquillizzante per il mercato video: funzioniamo secondo i canoni che conoscete (e quindi la pubblicità è dentro il contenuto e non a fianco) però ci apriamo alle funzionalità a la Youtube mantenendo gli ambiti (user generated content e materiale direttamente sfruttabile economicamente) ben separati. Meno “disruptive” di quanto non vorrebbero le agiografie dei due genietti nordici…

© 2012 Quasi.dot Suffusion theme by Sayontan Sinha